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Agosto 7, 2021

Alessandro Giordano

Dormire poco fa male: ecco la prova

Nel 1963 due adolescenti, Randy Garner e Bruce McAllister, decisero di dimostrare gli effetti provocati dalla mancanza di sonno attraverso un esperimento da portare a scuola come ricerca scolastica.

Randy Gardner si sottopose all’esperimento, ovviamente monitorato da seri professionisti. Il team faceva in modo di farlo giocare a basket, a flipper, impedendogli di sdraiarsi e facendolo parlare attraverso la porta, tutte le volte che andava in bagno.

I risultati dell'esperimento

Le prime 24 ore trascorsero normalmente, mentre, durante il secondo giorno, il ragazzo cominciò ad avere qualche difficoltà nell’identificazione degli oggetti al tatto.

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Il terzo giorno il sedicenne diventò scontroso, mentre il quarto iniziò ad accusare vuoti di memoria e ad avere allucinazioni, che continuarono il giorno seguente.     

Con il passare dei giorni, il ragazzo peggiorò: infatti iniziava una frase per poi fermarsi a metà, dimenticava dove stava andando o veniva improvvisamente interrotto dalla comparsa di un nuovo proposito.

Nel corso dell’ultima giornata di esperimento, Randy era diventato inespressivo e necessitava di suggerimenti continui per poter rispondere alle domande.

Terminato il periodo di veglia, il ragazzo fu controllato per diverse notti rilevando, così una prevalenza di sonno Rem.

Randy Gardner tornò gradualmente alla regolarità quotidiana.

Dopo questo esperimento  la Scienza ha monitorato altri soggetti sottoponendoli a veglia perenne, ma il Guinness dei Primati non ha più divulgato i record, per impedire condotte così rischiose.

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