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Settembre 22, 2021

Alessandro Giordano

Bagnomaria: perché usiamo questo termine?

Il termine bagnomaria indica un procedimento usato per riscaldare, cuocere o distillare in modo indiretto alcuni composti sensibili agli sbalzi di calore.

Il metodo consiste nel riempire una pentola d’acqua, portando quest'ultima ad ebollizione, dopodiché si inserisce al suo interno un recipiente più piccolo contenente l’alimento o il composto da riscaldare. Questa tecnica consente di controllare la temperatura evitando cotture eccessive o bruciature, in quanto il calore viene rilasciato lentamente.

Le origini della cottura a bagnomaria.

Pare che l’invenzione di questo metodo abbia addirittura  origini bibliche, essendo stata attribuita a Myriam (Maria in egiziano), sorella di Mosè e Aronne.

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Myriam, detta “profetessa”, utilizzava questa tecnica per realizzare pozioni magiche. Per questo motivo fu considerata una grande alchimista nella storia del popolo ebraico.

Anticamente questo sistema di cottura si chiamava Kaminos Marias; in seguito diventò Balneum Maria einfine bagnomaria, come ai giorni nostri.

Il metodo bagnomaria non viene utilizzato solo per cuocere, ma anche per sterilizzare gli alimenti, come avviene per i vasetti chiusi di marmellata: in questo modo si eliminano i batteri e si crea una pressione nel recipiente, dovuta alla formazione di vapore acqueo all’interno dello stesso.

Questa procedura è utile anche per il raffreddamento veloce dei cibi: mettendo in un contenitore acqua, ghiaccio e sale grosso, quest’ultimo favorirà l’abbassamento della temperatura, mantenendola bassa e costante.

Myriam, è ritenuta anche l’inventrice dell’alambicco, oggi utilizzato per la distillazione dei liquori.

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