Psicologia

Cosa deve sapere una donna sul mobbing al lavoro

Quando si parla di  mobbing ci si riferisce ad una forma di violenza psicologica che ha luogo sul posto di  lavoro ai danni di un dipendente o di un collega. Ha caratteristiche e peculiarità bene precise che lo distinguono da un normale stress lavorativo dovuto, ad esempio, ad un sovraccarico di lavoro.

Il mobbing può incidere in modo negativo sulla salute fisica e psichica della vittima.

Il “mobbing” comprende  una serie di comportamenti vessatori e persecutori che possono essere messi  in atto da un superiore o dai colleghi nei confronti di un lavoratore. L'obbiettivo è quello di frustrarlo, di umiliarlo, isolarlo, metterlo in difficoltà ed emarginarlo

si tratta di un fenomeno che si ripete e che si protrae nel tempo e che comprende intimidazioni, aggressioni, offese, umiliazioni, cambi immotivati di ruolo, demansionamenti.

IL termine  mobbing ben esprime il concetto, deriva infatti dall’inglese “to mob” che significa “affollarsi intorno a qualcuno”, “assalire, malmenare, aggredire” e viene impiegato in etologia, (la scienza che studia il comportamento animale) in riferimento  all’azione attuata da un gruppo di possibili prede nei confronti di un predatore, per  intimorirlo ed evitare che attacchi.

Ben il  60% delle vittime di mobbing sono donne. La persona mobbizzata soffre una condizione di forte disagio che può addirittura sfociare in depressione.

Ecco le azioni che possono essere ritenute mobbizzanti:

  • isolare la vittima dai colleghi
  • richiamare la vittima in modo ingiustificato o sproporzionato
  • trasferire il lavoratore in sedi scomode e lontane;
  • demansionare con l’assegnazione al dipendente di ruoli che sono al di sotto delle sue competenze;
  • al contrario, attribuirgli   mansioni superiori alle sue capacità con lo scopo di metterlo in difficoltà, oppure affidargli  mansioni rischiose;
  • offendere il lavorativo sia in ambito lavorativo che privato;
  • sabotare il  suo lavoro.

Se si ritiene di essere vittima di mobbing ci si dovrebbe confrontare con un sindacato o un avvocato del lavoro per capire se ci sono gli estremi per procedere legalmente.

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