Tumore alla tiroide: tanti i campanelli d’allarme insospettabili, quando compaiono la malattia è già avanzata

Anche se il tumore alla tiroide è uno dei più rari è bene non ignorarne i sintomi, anzi è importante riconoscerli per andare subito dal medico a fare una visita in modo che possa intervenire tempestivamente.

La nota positiva c’è: il tasso di sopravvivenza è abbastanza elevato, pari al 90% a 5 anni dalla diagnosi. Ora passiamo ai sintomi. Ma prima capiamo bene cosa è la tiroide. La tiroide è una ghiandola che si trova alla base del collo, proprio sotto la cartilagine tiroidea (che sarebbe il pomo d’Adamo). È fatta a forma di farfalla e ha le due ali poste ai lati della laringe. Le sue ali sono i lobi della tiroide, la parte centrale, invece, è l’istmo. A che serve? La tiroide produce ormoni tiroidei, che entrano nel circolo sanguigno e regolano il metabolismo, il battito cardiaco e la temperatura corporea. 

Cosa provoca il tumore della tiroide? La crescita anomala di una delle sue cellule. Continua dopo la foto


La malattia purtroppo non da segnali, solo tramite risonanza magnetica o tac si può scoprire se si è malati o meno.

Se il cancro cresce si può notare anche ad occhio nudo a causa dell’ingrossamento del nodulo sul collo che si può sentire al tatto, cambiamento nella voce, difficoltà a deglutire, tosse inspiegabile, dolore al collo e alla gola, solitamente per tenere sotto controllo il nodulo il medico prescrive degli esami per misurare gli ormoni tiroidei nel sangue.

Come si cura? Il medico deciderà la cura in base anche al tipo di cancro, al livello di salute generale della persona e in base a tante altre variabili. I principali trattamenti, comunque, sono: la radioterapia; una terapia a base di ormoni tiroidei (per inibire le informazioni che la ghiandola in questione invia al corpo); chemioterapia per distruggere le cellule tumorali; terapie con farmaci biologici che, però, sono riservate a forme particolari come il tumore midollare della tiroide, che colpisce ogni anno circa 200 italiani. E, ovviamente, l’intervento chirurgico che comporta la rimozione della ghiandola.

fonte: caffeina.it