San Gennaro, per ora niente miracolo

Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro è ritenuto tutt’oggi inspiegabile dalla Scienza.

Si tratta indubbiamente del mistero partenopeo più noto al mondo: l’ampolla conservata nel Duomo che si dice contenga il sangue di San Gennaro e che tre volte all’anno si trasforma da sostanza solida in sostanza liquida, un fenomeno considerato prodigioso dai fedeli.

Succede il 16 dicembre, il sabato precedente la prima domenica di maggio (ricorrenza del trasferimento del corpo del santo da Pozzuoli a Napoli) e il 19 settembre, durante la festa del santo

Brutto segno

Il 16 dicembre, è quini l’ultima delle tre date nelle quali, per tradizione,  il miracolo di San Gennaro si ripete nel corso dell’anno. Ma il sangue non si è sciolto e questo, per chi crede, non è affatto un buon segno.

L’abate della Cappella di San Gennaro del Duomo di Napoli, monsignor Vincenzo De Gregorio,  al termine della messa celebrata alle 9 sull’altare del Duomo ha annunciato questo che riportiamo testualmente “Quando abbiamo preso la teca dalla cassaforte – ha spiegato l’abate – il sangue era assolutamente solido e rimane assolutamente solido”. 

Secondo la credenza popolare il mancato scioglimento del sangue indicherebbe qulcosa di infausto. Le mancate liquefazioni passate sono avvenute  nel 1939 e 1940, gli anni che portarono alla seconda guerra mondiale,  nel settembre del 1973, periodo della diffusione del colera a Napoli e nel settembre del 1980, l’anno del terremoto in Irpinia

Per contro, ci sono state delle date nelle quali il sangue si è sciolto al di fuori delle solite date: il 23 gennaio del 1799, in corrispondenza del giorno in cui il Generale di Napoleone Jean Étienne Championnet entrò vittorioso a Napoli.

Il prodigio di dicembre è chiamato  “miracolo laico” poiché si svolge nella Cappella di San Gennaro, gestita dalla Deputazione di San Gennaro, un’istituzione laica nata il 13 gennaio 1527 per un voto della città e presieduta dal sindaco di Napoli. Quest’anno le celebrazioni vengono però svolte  sull’altare maggiore del Duomo per garantire l’adeguato distanziamento previsto dalle norme anti Covid, difficile da garantire all’interno della Cappella.