Ricoveri di sollievo e collaboratori assistenziali, un grande aiuto per i caregiver

Ultimamente vi irritate sempre più spesso e trattenete a stento il pianto, nutrite rabbia e risentimento proprio nei confronti del vostro anziano padre, che accudite quotidianamente?

Non spaventatevi, non ignorate o negate questi sentimenti, e soprattutto non vergognatevene e non sentitevi in colpa, dal momento che non si tratta di mancanza d’amore o pazienza, e perché, a dispetto di quanto si creda, rappresenta un vissuto estremamente frequente nelle persone che si prendono cura di altre: i “caregiver”, generalmente familiari, e in massima parte donne, si occupano in maniera esclusiva di pazienti affetti da patologie fisiche e/o psichiche, in primis demenza, che ne limitano o ne impediscono totalmente l’autosufficienza.

Sovente essi si trovano ad affrontare momenti di difficoltà, stanchezza e scoramento, legati proprio all’impegno difficile e gravoso che si sono assunti.

Per quanto complesso, potete cercare di arginare questi sentimenti disfunzionali, sia per voi che per la relazione con l’anziano, attraverso due “tipologie” di azioni, una interna e l’altra esterna.

Da quest’ultimo punto di vista il vostro impegno deve essere quello di:

• decentralizzare la condizione patologica (cercando di ridimensionarla ad un aspetto il più possibile marginale)

• chiedere l’aiuto di altre persone (gruppi di auto mutuo aiuto; medico di base, per capire se sia o meno il caso di affrontare un intervento terapeutico, laddove i vostri livelli di depressione siano diventati allarmanti; OSS che possano svolgere specifici compiti in vostra vece; assistenza domiciliare; centri diurni)

• apprendere il più possibile sulla patologia del vostro caro (capire che l’ Alzheimer gli impedisce di riconoscervi come figlia può aiutarvi a gestire questo doloroso choc)

• conoscere e difendere i diritti vostri e dell’ammalato (in termini, ad esempio, di assistenza sanitaria che deve essergli garantita).

Per quanto concerne invece il complesso di azioni “interne” a cui potete dare capo, è necessario:

• riconoscere e apprezzare il grosso impegno che vi siete assunti

• concedervi dei momenti di pausa (andando al cinema o a teatro, facendo sport, uscendo con le amiche)

• tenere un diario (dove annotare soprattutto gli stati d’animo negativi)

• cominciare un nuovo gratificante progetto (completamente avulso dall’impegno di cura quotidiana).

Quanto detto mostra chiaramente come assumersi il ruolo di caregiver familiare possa essere complesso, frustrante, e talora pericoloso per la propria sanità fisica e mentale?

Il ruolo di assistente famigliare è un ruolo spesso complicato e non è sempre la soluzione migliore per il benessere dei propri cari: per evitare questi rischi è possibile valutare l’utilizzo di una badante per anziani,

oppure al ricovero in residenza sanitaria assistita o casa di riposo: in alcuni casi(in base al proprio reddito familiare) vi sono incentivi regionali che aiutano a coprirne parzialmente il costo.

In questo modo ci si potrebbe garantire tutti i vantaggi di un’assistenza professionale e qualificata, senza mettere a repentaglio la propria incolumità. Ma solo a patto di scegliere persone valide e competenti o strutture serie e organizzate

In che modo trovare la struttura migliore per il vostro anziano genitore o la badante che può assistervi per regalarvi un po’ di sollievo?

Esistono agenzie o portali nati dal desiderio di rispondere a quanti necessitano di esperti dei più disparati settori che possano mettere a disposizione la loro competenza, nella ricerca della soluzione giusta.

Tra i portali che si occupano di mettervi in contatto con professionisti del settore assistenziale possiamo citare Quotalo.it, piattaforma nata con l’obiettivo di ricercare gratuitamente la soluzione idonea per la vostra necessità. La piattaforma dichiara di aver gestito oltre 20.000 richieste di assistenza famigliare in tutta Italia,

I vantaggi di rivolgersi ad una persona esterna o ad una Rsa sono molteplici:

In primis i professionisti non hanno un coinvolgimento di tipo personale (ma non per questo non di tipo emozionale) col paziente.

In secondo luogo perché, trattandosi di un lavoro, l’assistente può tenere questo separato dal suo spazio e tempo di vita personale e intimo (al contrario del parente che si prende cura);

In ultima istanza la badante, Osa o Oss a seconda dei casi, possiede anche tecniche e strumenti per impedire la sindrome del burnout (soprattutto nel momento in cui abbia alle spalle un’organizzazione solida e forte, che sappia riconoscere il momento di difficoltà del singolo, ma anche le eventuali criticità a livello strutturale e sappia intervenire per modificarle,  perché, è bene ricordarlo, si tratta di uno stato presente fisiologicamente nelle professioni “a rischio”).

Se quindi, al di là dei consigli dati per cercare di alleviare il peso della condizione di caregiver familiare, ci si dovesse rendere conto che non si hanno a disposizione le risorse mentali per potersi accollare questo ruolo è bene trovare una soluzione alternativa come suggerito, informandosi anche su portali specializzati e chiedendo la disponibilità di convenzioni sanitarie regionali che coprano parzialmente il costo della retta della struttura o dello stipendio del collaboratore famigliare.