Ponte Genova, ipotizzato il reato di “crollo doloso”

Quel giorno d’estate difficilmente lo dimenticheremo: era il 14 agosto del 2018 e quel ponte che solcava Genova è crollato, così di punto in bianco portando con sé 48 vittime. Pioveva a dirotto, nemmeno sembrava fosse estate, ed il viadotto autostradale che collega la A7 con la A10, chimato appunto Ponte Morandi ha ceduto completamente lasciando quasi in bilico quel camion del Basko che tutta Italia sicuramente ricorda.

Oggi la Procura ipotizza anche il reato di “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi” aggiungendo nuove accuse agli  ex vertici di Aspi che pare abbiano voluto risparmiare sulla manutenzione della rete per accrescere gli utili del gruppo Atlantia, e che pare abbiano falsificato atti per nascondere i mancati restyling e fossero quindi consapevoli del pericolo. Secondo la procura si tratterebbe di un vero e proprio attentato alla sicurezza dei trasporti, falso, disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

Si tratta di una contestazione che evidenzia che è stata messa insieme una serie di comportamenti dolosi  tali da portare al crollo dello stesso- E’ importante sottolineare che  il reato doloso, rispetto a quello colposo, presenta pene molto più severe che vanno da un massimo di dodici anni contro i cinque del reato colposo.

L’atto diretto che serve per poter contestare un crollo doloso è, in questo caso, la mancata manutenzione e gli atti falsi.

Nei giorni scorsi le indagini hanno portato agli arresti domiciliari l’ex Ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci, l’ex direttore delle operazioni centrali di Aspi Paolo Berti, Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi, e Michele Donferri Mitelli, ex direttore delle manutenzioni di Aspi. Secondo l’accusa gli ex vertici di Autostrade avevano inserito in atto falsi rapporti per nascondere  l’assenza delle ispezioni e per celare la sottovalutazione dei reali vizi accertabili.

Si è permesso che il ponte crollasse, e che 48 persone morissero.