Parliamo della “sindrome della crocerossina”: come uscirne fuori?

Come uscire dalla “sindrome della crocerossina”? Di cosa si stratta? Come influisce sulla coppia? Leggete.

sindrome crocerossina

Esistono molte dipendenze affettive, ma uno di quelle più ostiche è sicuramente la “Sindrome da Crocerossina”, chi ne soffre sembra una persona molto forte ma in realtà non è così.

Ma iniziamo a spiegare di cosa si tratta, molte donne si legano ai propri compagni problematici nella certezza di riuscire ad aiutarli, molte sono ossessionate dall’idea di doverli mettere in salvo anche a costo della propria felicità. Questo tipo di donna ha necessariamente bisogno di curare, accudire e proteggere qualcuno.

La crocerossina è il tipo che trascura se stessa e da tutte le sue energie agli altri, e se “l’ammalato” guarisce, allora scoppia il dramma. Questo perché non sa più come impiegare il suo tempo, si sente abbandonata, non amata e apprezzata e solitamente o impiega le sue forze dieci volte di più sulla persona, oppure cerca un nuovo “paziente”.

Insomma, in qualche modo la relazione finisce perché la donna crocerossina non può perdere il suo ruolo. Ma perché si comportano così?

L’estremo investimento di energie per gli altri e il trascurarsi, altro non è che la necessità di riempire il vuoto che gli è stato lasciato durante l’infanzia o l’adolescenza da figure familiari poco adeguate, che richiedevano, in un modo o nell’altro di essere accudite invece che accudire.


Ma la strategia da crocerossina porta solo all’esaurimento, sia fisico che mentale, alla frustrazione e alla decadenza totale dell’autostima. In una coppia normale, tale stato porta alla distruzione della relazione, mentre si consolida nelle “coppie disfunzionali”, in cui si tende ad alimentare una forma di equilibrio paradossale fondato sul malessere di un solo partner.

Quando si è uno nell’altro, si rischia di perdere la propria identità, l’esperienza più distruttiva che un essere umano può avere, il modo di amare diventa ossessivo e tende a lasciare sempre meno degli spazi personali. Questo porta a sentirsi dei parassiti, a continue richieste di assoluta devozione e rinunce per l’amato, alla paura del cambiamento in nome di un amore che occupa la priorità assoluta nella propria vita.

Come per tutte le cose, la principale risoluzione delle dipendenze affettive è l’ammissione di avere un problema; spesso, è la “speranza” che fa sopravvivere il problema e che allo stesso tempo tende a cronicizzarlo.

La speranza in un cambiamento che non arriverà mai, in una situazione in cui i ruoli e i copioni sono consolidati e da cui è impossibile uscire.

Così, l’inizio del cambiamento arriva quando si tocca il fondo e si sperimenta la vera disperazione, che rappresenta la possibilità di sotterrare le illusioni che hanno tenuto in vita un rapporto del tutto patologico.

Se pensate di avere questo problema affettivo, provate a recarvi presso uno psicologo che possa aiutarvi a trovare una soluzione definitiva e a migliorare il vostro rapporto con voi stessi e con il partner.