Lettera aperta all’artrite reumatoide (il singolare sfogo di una paziente)

Un singolare sfogo trovato sul web di una donna con un grande senso dell’ironia, una lettera rivolta ad un dolore che da anni la tormenta e che ormai non andrà più via… “con affetto” ha rivolto all’artrite reumatoide questa lettera:

Ok cara A.R. tu esisti, io ne ho preso coscienza. Ti sei intrufolata nella mia vita così, a mia insaputa, a tradimento. Io non ero abbastanza preparata e ti ho aperto la porta e tu hai colto la palla al balzo, non ti sei proprio lasciata sfuggire l’occasione e sei stata una deflagrazione. Ora non vuoi andar via, neanche se chiamo i carabinieri (leggi i medici). Visto che dobbiamo convivere, visto che sarai la mia compagna di viaggio (finchè morte non ci separi), cerchiamo di diventare amiche, no? Siamo nella situazione di due ergastolane compagne di cella che devono vivere insieme e possono separarsi solo nell’ora d’aria. Cerchiamo di aiutarci a vicenda, no? cerchiamo di andare d’accordo, non abbiamo alternative.
Partiamo dall’inizio, tu mi hai cercata, non io a te. Cosa volevi da me? Cosa volevi farmi capire? Che devo vivere la mia vita imparando a dire dei “ no”? Volevi farmi capire che ogni giorno va apprezzato e che nulla è scontato? Volevi farmi capire che in una giornata di sole non potevo essere incavolata e non potevo neanche arrabbiarmi troppo se l’automobilista accanto a me, mi fregava il parcheggio. Mi volevi far capire l’essenza della vita, non i particolari. Ebbene, ho imparato le lezioni e di questo non posso che essertene grata, anche se hai usato metodi un po’ violenti perché tu non fai nulla gratis, ho pagato con la mia sofferenza i tuoi insegnamenti. Ho imparato ogni tanto a dire di no, ho imparato a sorridere per una bella giornata di sole, ho imparato ad amarmi di più invece che mortificarmi. Ho capito che devo approfittare del tempo, quando sto bene, e non farlo sfuggire di mano perché domani non so quanto me lo farai pagare. Sì, con te non si può scherzare, non hai affatto humour ed io devo essere sempre vigile. Ecco, ora anche tu mi devi qualcosa, visto che ti ho dato il mio dolore. Scendiamo a patti: io buona buona prenderò i farmaci convenzionali o alternativi, accettando anche di intossicarmi con gli effetti collaterali, cercherò di nutrirmi bene, di fare una dolce attività fisica, ma tu buona buona, devi metterti da parte, devi andare a dormire, Veramente, cerca di assopirti. Con me non cercare di imbrogliare, non barare.
Ah, un’ ultima cosa, sei passata sulla mia vita come un uragano, e sulla vita di tanti altri sei passata e passerai ma prima o poi qualcuno ti ucciderà. Anche tu non sei infallibile.
Gabriella Caruso




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