L’ERITROFOBIA, LA PAURA DI ARROSSIRE, COS’E’ E COME CURARLA

Forse non tutti lo sanno ma la paura di arrossire è una vera è propria fobia che viene indicata con il termine “Eritrofobia”, dalla parola greca “erithros” che significa “rosso”. Si utilizza per indicare la paura ossessiva, detta anche “fobia” di arrossire in pubblico. Sicuramente sarà capitato a tutti di arrossire davanti ad una situazione di disagio o in un momento di imbarazzo, questo fenomeno è dovuto ad un maggiore afflusso di sangue ai capillari del viso, che di conseguenza, assume una colorazione rossa accesa.

Questo fenomeno è del tutto naturale e scompare dopo pochi minuti nella maggior parte dei casi senza creare particolari problemi alle persone, ci sono casi in cui, però, la paura di arrossire può trasformarsi in una vera e propria fobia diventando un fenomeno incontrollabile.

Le persone più propense a sviluppare l’eritrofobia sono quelle timide, emotive e insicure, in casi gravissimi la fobia può essere sintomo di nevrosi ossessiva.

Le persone affette da eritrofobia solitamente vengono distinte in quelle che cercano di capire il problema e lo affrontano, non con pochi sforzi, per cercare di risolverlo, mentre le seconde, sono patologiche, il cui disturbo porta a crisi depressive, grave sconforto e voglia di morire.

e4cdfb7cc9 I sintomi dell’eritrofobia

L’eritrofobia si manifesta con l’arrossamento improvviso del volto, questo fenomeno si chiama “iperemia” ed è causato da una maggiore quantità di sangue nella zona del viso; l’iperemia è accompagna da altri sintomi come la tachicardia, l’accaloramento o il senso di oppressione al torace. Una persona con questa fobia ha solitamente scarsa fiducia in se stessa, vive un’angoscia eccessiva con la paura di combattere molti errori o di non essere mai all’altezza. Altra causa scatenante può essere il ritrovarsi al centro dell’attenzione. La persona affetta da eritrofobia avverte che sta per arrossire ma non può far nulla per evitarlo.

Le conseguenze

Inadeguatezza, angoscia e voglia di correre a nascondersi, queste conseguenze possono avere delle gravi ripercussioni sulla vita sociale delle persone che ne sono affette. Queste persone avvertono una perenne sensazione di insicurezza, inferiorità ed imbarazzo verso gli altri, così cercando di scappare rifugiandosi e rinchiudendosi in se stessi. Chi soffre di questo disturbo tende a cercare lavori estranianti, che non prevedono contatto con il pubblico o con colleghi. Inoltre, non si accetteranno responsabilità grandi per paura di fallire.

Queste limitazioni nella vita generano frustrazione per l’impossibilità di riuscire ad esprimere al meglio le proprie potenzialità, una reazione la cui conseguenza può aggravare ulteriormente la fobia iniziale, rischiando di cadere nel patologico.

Anche nelle forme più lievi il soggetto avverte con frustrazione i limiti imposti da tale patologia come il parlare liberamente in pubblico o esprimere la propria opinione.

Come curare questa malattia


Poiché si tratta di una malattia può essere curata, le cure variano a seconda della gravità del disturbo, ma in linea di massima si hanno queste opzioni:

– le tecniche di rilassamento

– la psicoterapia

– la farmacoterapia

– la chirurgia

Queste terapie possono anche essere combinate tra loro: il rilassamento prevede esercizi di respirazione, training autogeno, rilassamento progressivo e yoga; queste tecniche vengono consigliate solitamente ai casi meno gravi e aiutano il paziente a riacquistare autostima, a combattere l’ansia e a ridurre gli episodi di tachicardia.

Le tecniche di rilassamento sono abbinate alla psicoterapia, che agisce con terapie cognitivo-comportamentali e in alcuni casi l’ipnosi.

La psicoterapia aiuta il paziente a controllare le sue ansie e quindi a convivere con la sua fobia, riuscendo a condurre una vita qualitativamente migliore.

I farmaci sono consigliati solo nei casi gravi per controllare eventuali sintomi fisici e psicologici, quelli utilizzati sono antidepressivi, betabloccanti e benzodiazepine. Il maggior rischio dell’eritrofobia è che il paziente possa sviluppare gravi sintomi depressive.

Nel caso le terapie dovessero risultare vane, allora si passa ad un intervento a carico del nervo simpatico con la simpatectomia che interviene sul rossore facciale e sull’insorgenza di fenomeni collaterali come la palpitazioni. L’intervento è risolutivo nell’85% dei casi e nel restante 15% ha portato a buoni miglioramenti.

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