Infibulazione, mutilazione dei genitali femminili, la testimonianza di Ayaan Hirsi Ali

La mutilazione dei genitali femminili è una pratica che viene ancora inflitta a tante bambine africane, di seguito leggeremo la testimonianza di Ayaan Hirsi Ali, una bambina che subì questa pratica e che oggi è una scrittrice e si occupa soprattutto dei diritti umani delle donne, soprattutto per quello che riguarda la tradizione islamica.

Un rapido accenno a cosa vuol dire “infibulazione”, una parola che deriva dal latino fibula, spilla, è tra le mutilazioni dei genitali femminili che sutura, cuce, spilla e chiude l’organo riproduttivo delle donne.

L’infibulazione è considerata da troppe culture un rito di iniziazione per le bambine, pratica legata alla tradizione islamica, anche se non vi è nessun accenno nel Corano.

E’ una pratica che serve ad avere il controllo sulla donna, in alcune culture, sono le donne stesse a ritenerlo un passaggio doloroso ma necessario. Gli istinti fisici della donna devono essere repressi fino all’annientamento. La donna deve essere casta, pura e proprietà del marito e basta e le donne si rimettono a queste barbarie.

In Africa 3 milioni di bambine ogni anno subiscono questa pratica e 140 milioni di donne l’hanno subita.

La OMS distingue le mutilazioni femminili in vari tipi:

  • Circoncisione o infibulazione “as sunnah”: parziale o totale della rimozione del clitoride o del prepuzio;
  • Escissione “Al uasat”: parziale o totale asportazione del clitoride;
  • Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: si esporta il clitoride e si restringe l’orifizio vaginale, si cuce la vulva e si lascia aperto il piccolo spazio per l’urina e il ciclo mestruale;
  • Altre mutilazioni genitali.

La testimonianza di Ayaan Hirsi Ali

 

“Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
– Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo … Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore.”

Questa pratica viene fatta per rendere la donna pura e casta per il marito che poi avranno, si aprono le gambe, immobilizzate e mutilate e senza anestesia, senza cura medica, senza sterilizzazione, il rischio di infezione è altissimo.

Le bambine hanno dai 2 agli 8 anni, vengono legate alle gambe finché la ferita non si cicatrizza. Dopo è un altro calvario, quando si fa pipì o si ha il ciclo.



Poi c’è la defibulazione, quando una donna viene data in sposa, il marito la spacchetta, per consentire il rapporto per poi ripraticare la cucitura durante il parto.

Non si può provare piacere, bisogna sottostare all’uomo, dopo che la donna avrà partorito verrà cucita di nuovo.

In Italia le donne infibulate sono in numero più alto che in tutta Europa (Fonte Italia Salute), e per questo anche nel nostro paese le mutilazioni genitali femminili sono reato.

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