Un giovane di 28 anni, Aldo Naro, ucciso il giorno di San Valentino del 2015, nella discoteca Goa di Palermo dove stava festeggiando la laurea in Medicina.. Fu trovato in fin di vita nel parcheggio della discoteca prima dell’alba.
Per i familiari è assurdo che Aldo sia morto per un solo calcio, sferrato dal 17enne conclusioni a cui sono pervenute le indagini: le condizioni del suo cadavere sarebbero incompatibili con la ricostruzione dell’inchiesta. «Davvero – si chiedono in un post su pagina Fb Giustizia perAldo Naro – un solo calcio sferrato da un unico soggetto ad una persona che si trova a terra può provocare tutte le lesioni descritte? Se così non fosse, chi ha provocato tutte le altre?».
«E pertanto, chi sono gli altri assassini di Aldo? Perché questo fondamentale aspetto della vicenda non è stato approfondito? – continua il post – Peraltro, mancano, perché non fatte nel corso dell’autopsia, le foto del ventre, dei genitali e della parte frontale e interna delle cosce della vittima. Inspiegabilmente, non è stato effettuato alcun esame radiologico, e nessuna Tac a parte quella del cranio».
La tesi dei familiari di Aldo è che la morte del giovane medico fu causata non da una sola persona – minorenne all’epoca del fatto – la causa risalirebbe ad un vero e proprio assalto e pestaggio al quale parteciparono diverse persone.
“Ciao io sono Aldo Naro!
Piacere di conoscervi,
Sono un Medico Chirurgo laureato con 110 e lode e abilitato alla professione. Nel giorno del mio ventottesimo compleanno volevo raccontarvi un po’ la storia della mia vita, della mia breve vita.. si perché 2 anni e 6 mesi fa andai a ballare con amici, la mia ragazza e colleghi di università.. quasi a fine serata 15 persone mi hanno aggredito, pestato a morte, sotto gli occhi di tutti.
Nessuno fece niente. Dentro di me, quando queste persone mi calciavano, mi davano pugni, mi spezzavano le ossa e il naso io pensavo “perché nessuno fa niente?? L’unione fa la forza, aiutatemi!” Ma tutti rimasero fermi .Si spingevano tra di loro per vedere quello che mi stavano facendo.. “Pensavo, chiamate i carabinieri, chiamate la mia famiglia”
Ma nessuno chiamò.
Nessuno avvisò la mi famiglia di ciò che stava succedendo..
nessuno venne con me lungo la corsa in ospedale.
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