Bambino di 4 anni guarito dal tumore grazie alle cellule riprogrammate: ecco di cosa si tratta

Sta bene. Hanno manipolato geneticamente le cellule del sistema immunitario per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore. Lo hanno fatto i medici dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma con un bimbo di 4 anni affetto da leucemia linfoblastica acuta, refrattario a terapie convenzionali.

E’ il primo caso in Italia, primo paziente ad essere curato in questo modo completamente rivoluzionario, dopo solo un mese dall’infusione di cellule riprogrammate all’interno dei laboratori del Bambin Gesù, il piccolo sta bene ed è stato dimesso, non sono più presenti nel midollo cellule leucemiche.

ESPERTI, “TERAPIA GENICA ANTI-CANCRO È PIETRA MILIARE” Una «pietra miliare nel campo della medicina di precisione», che apre la strada a risultati analoghi anche nel campo delle malattie genetiche. Questo rappresenta l’innovativa terapia genica che utilizza cellule «riprogrammate» contro il tumore secondo Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove con tale tecnica è stato trattato il primo paziente italiano, un bimbo leucemico di 4 anni.

«Una pietra miliare nel campo della medicina di precisione in ambito onco-ematologico. Le terapie cellulari con cellule geneticamente modificate – spiega Dallapiccola – ci portano infatti nel merito della medicina personalizzata, capace di rispondere con le sue tecniche alle caratteristiche biologiche specifiche dei singoli pazienti e di correggere i difetti molecolari alla base di alcune malattie. È la nuova strategia per debellare malattie per le quali per anni non siamo riusciti a ottenere risultati soddisfacenti».

Un settore di avanguardia, sottolinea, «nel quale l’Ospedale non poteva non essere impegnato. Siamo riusciti in tempi record a creare un’Officina Farmaceutica, a farla funzionare, a certificarla e ad andare in produzione». Ed il risultato incoraggiante di oggi in campo oncoematologico, con la riprogrammazione delle cellule del paziente orientate contro il bersaglio tumorale, afferma, «ci fa essere fiduciosi di avere a breve risultati analoghi nel campo delle malattie genetiche, come la talassemia, l’atrofia muscolare spinale o la leucodistrofia».

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