ANTIBIOTICI, IL LORO ABUSO METTE A RISCHIO L’UOMO?

L’uso eccessivo di antibiotici sta mettendo a rischio l’essere umano fin dal 1928, quando Alexander Fleming, scoprì la penicillina, che portò al fiorire di vari antibiotici, tanto che in breve tempo, vennero prodotti tipi differenti, e nell’euforia del momento, si pensò di aver finalmente vinto una guerra che aveva causato milioni di morti, come accadde con l’epidemia della peste in Europa.

Ma ben presto si scoprì che gli antibiotici non erano utili in caso di malattie virali e col tempo, passo dopo passo, si tracciò la strada verso nuovi batteri resistenti agli antibiotici.

Il colpo di grazia lo sferrarono gli allevamenti intensivi di animali destinati al macello, ai quali furono somministrati antibiotici come profilassi preventiva per evitare che si ammalassero di stress, ma anche per velocizzarne la crescita e migliorare la produttività e il profitto.

I numeri

Solo in Europa, i batteri hanno ripreso a causare 25.000 morti all’anno e in Italia sembra andare ancora peggio, insieme alla Grecia, dove il tasso di pazienti resistenti agli antibiotici è arrivata ad una percentuale tra il 10 e il 25% a fronte dell’1% della media europea.

Negli USA, l’incidenza di ricoveri per resistenza agli antibiotici negli ultimi 10 anni è cresciuta del 359%, un dato assolutamente preoccupante.


La soluzione potrebbe essere nel creare nuovi antibiotici? La soluzione non è tanto semplice; molte multinazionali farmaceutiche considerano il settore degli antibiotici poco remunerativo, addirittura in possibile perdita, perché alla base di una nuova formulazione ci sarebbero nuove ricerche con costi molti elevati, che porterebbero alla creazione di un nuovo antibiotico che potrebbe essere inutile in poco tempo, visto la rapidità con cui i batteri diventano super resistenti. Questo è confermato dal fatto che negli ultimi 5 anni sono apparsi sul mercato solo 2 nuovi antibiotici a fronte invece dei 40 prodotti negli anni 80.

Un uso eccessivo e senza criterio degli antibiotici porta a risultati pessimi, si pensi, tornando agli allevamenti, che negli Stati Uniti il consumo di antibiotici riguarda per il 75% gli allevamenti di bestiame, in Europa si va un tantino meglio, solo il 70%, ovviamente si fa per dire.

Ovviamente questa carne arriva poi nelle case dei consumatori che si ritrovano a ingerire antibiotici facendo così abituare l’organismo, per questo motivo forse la percentuale dei vegetariani è in aumento?

La società americana per le malattie infettive ha lanciato una campagna per stimolare le aziende farmaceutiche  a produrre 10 nuovi antibiotici entro il 2020, stessa cosa starebbe facendo la Gran Bretagna, nel frattempo non ci resta che aspettare e limitare il consumo di carne e antibiotici solo in caso di infezione batterica e sotto prescrizione medica.

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