8 marzo: il punto sui diritti delle donne

Con l’avvicinarsi dell’8 marzo – La Festa delle Donne, viene spontaneo porsi la domanda: A che punto siamo in tema di parità di diritti?

La Festa delle Donne, anche conosciuta con la Giornata Internazionale della Donna, è un evento che si celebra da più di un secolo.

Eppure, sono ancora molti i diritti negati, gli episodi di sfruttamento e di violenza che quotidianamente accadono in Italia e nel mondo.

In questo articolo, dopo un breve incipit sull’8 marzo, faremo il punto della situazione riguardo la situazione delle donne in Italia con un focus sul mondo del lavoro.

Quando nasce la Festa della Donne

Il primo evento dedicato alle donne (Woman’s day) risale 1908 quando per le strade di New York marciarono oltre 15.000 donne.

Le donne, oltre un secolo fa, rivendicavano temi ancora oggi attuali: retribuzioni eque e diritti civili.

Negli anni a seguire le giornate dedicate alle donne si sono diffuse anche in Europa dapprima in: Austria, Germania e Danimarca.

L’8 marzo è stata scelta e riconosciuta ufficialmente dai Paesi successivamente al 1977 su indicazione delle Nazioni Unite.

Donne e mondo del lavoro

Nel mondo del lavoro le pari opportunità non sono ancora pienamente garantite, è importante che ogni lavoratrice conosca i propri diritti e sappia rivendicarli nei confronti del datore di lavoro.

Si consiglia la lettura dell’approfondimento di cercalavoro.it sul tema del lavoro femminile. La legge italiana, seppur non sempre in modo impeccabile, tutela le donne dalle discriminazioni e sono previsti congedi e permessi anche retribuiti per garantire che la maternità non sia ostacolo alla carriera.

Rimanendo in tema di lavoro e pari opportunità in Italia, la crisi pandemica ed economica portata dal Covid-19 ha colpito principalmente le donne. Come vedremo, infatti, a causa della crisi economica i dati raccolti in termini di occupazione femminile mostrano che il Paese sia in pochi mesi tornato indietro a 25-30 anni fa.

Inoltre, l’Italia secondo il Global Gender Gap Report del 2020  occupa la 70esima posizione in termini di partecipazione politica e opportunità per le donne su 153 paesi presi come campione.

La questione che più evidenzia la discriminazione dei generi è data dal: Gender Pay Gap.

La differenza di retribuzione tra uomini e donne in Italia è così marcata che vede il Paese in Europa al 18esimo posto su 24.

La crisi economica, inoltre, ha accentuato:

  • Il tasso di disoccupazione femminile pari al 10,8% contro l’8,7% maschile.
  • Il tasso di inattività (le donne cioè che non cercano lavoro) in aumento nel 2019 rispetto al 2020.

Due punti che mettono in luce come vi sia ancora tanta strada da fare per garantire diritti e pari opportunità alle donne, le quali, in questo periodo di crisi economica e sociale, hanno maggiori difficoltà a conciliare la vita lavorativa con la vita privata.

Infine, un ultimo punto che desta particolari preoccupazioni sono i tassi di inattività delle giovani donne.

A parità di istruzione, nonostante un terzo delle donne riesce a conseguire una laurea mentre solo un quinto degli uomini riesce a conseguire il titolo, risultano inattive più le giovani donne 24,3% rispetto ai ragazzi 20,2%.

Pari opportunità in Italia: la situazione nel 2021

In Italia e nei paesi occidentali è indubbio che alcuni progressi in favore dei pari diritti e opportunità siano stati fatti.

Tuttavia, vi sono ancora molte questioni che possono e devono essere migliorate.

Come evidenziato in uno studio condotto dall’Ipsos vi sono ancora problemi irrisolti, in particolare:

  • Molestie e violenze sessuali;
  • Parità retributive;
  • Episodi di abuso domestico;
  • Discriminazioni sul posto di lavoro;
  • Stereotipi di genere;
  • Difficoltà ad essere indipendenti economicamente;
  • Supporto e tutele in caso di maternità.

I suddetti problemi in Italia e a livello comunitario, dove ad onor del vero non mancano leggi e tutele in favore delle pari opportunità, richiedono un cambiamento nella mentalità delle persone.

Indipendentemente dal tema: parità salariale, abusi sessuali o un’adeguata rappresentanza delle donne del mondo della politica e nei vertici aziendali, sembra, dunque, necessario un cambiamento di tipo culturale.

Di buon auspicio in questo 2021 è il ruolo ricoperto da Kamale Harris: la prima Vice Presidente donna degli Stati Uniti, oppure in ruolo di Prima Ministra ricoperto da Jacinda Ardern in Nuova Zelanda.

Episodi, quelli su riportati, che speriamo siano di buon auspicio per un futuro che sia davvero accessibile in ugual misura a tutti e in ogni parte del mondo.