CMU researcher Chris Bettinger, 32, of Shadyside, holds the edible battery he designed with Youngjo Kim (left), 34, of Moon Township, at Carnegie Mellon University in Oakland on Thursday, April 18, 2013. Using materials that can be ingested and then turned on as a power source, Bettinger and his team have developed the equivalent of a tiny cherry-flavored battery that clinicians could use for a variety of medical purposes. Folks at Innovation Works are already invested and say the battery could be part of the nation’s medical arsenal within the next four years.
Per tanti anni si è parlato e fantasticato su device medici commestibili per diagnosticare o curare malattie, ma perchè questo sia possibile, si dovranno affrontare i problemi di tossicità dei componenti dei dispositivi, come le batterie.
Ed è proprio da qui che parte il lavoro del team di scienziati della Carnegie Mellon University negli USA, si studia per cercare di minimizzare i potenziali rischi dei futuri device ingeribili, gli esperti hanno così ideato una batteria che si mangia, fatta di pigmenti di melanina che si trova nella pelle, nei capelli e negli occhi.
L'idea sarebbe quella di adottare batterie non tossiche e degradabili. «Per definizione un dispositivo degradabile e ingeribile resta nel corpo per non più di 20 ore o giù di lì», afferma Bettinger. «Questo è tutto ciò che serve».
Per risolvere questo problema, gli scienziati hanno cercato componenti in natura, nella pelle, nei capelli e negli occhi, i pigmenti di melanina assorbono la luce ultravioletta per estinguere i radicali liberi e distruggere possibili danni.
Il lavoro del team è per creare una batteria che utilizzasse melanina sia a terminali positivi che negativi e altri materiali compatibili con il nostro organismo e funziona.
«I numeri esatti dipendono dalla configurazione, ma per esempio si può alimentare un dispositivo da 5 milliwatt per circa 18 ore, utilizzando 600 mg di materiale di melanina attivo come catodo».
Il team lavora in parallelo per produrre batterie commestibili con altri biomateriali, come la pectina, un composto naturale ricavato dalle piante e utilizzato come gelificante nelle gelatine e nelle marmellate, inoltre, si pensa a un packaging per inviare in modo sicure la batteria in circolo nello stomaco.
Fonte: http://www.leggo.it/societa/sanita/batteria_commestibile_salute-1927322.html
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